poesia

Poesie di Rabindranath Tagore

Sì, lo so, mio diletto

Sì, lo so, mio diletto,

nulla esiste se non il tuo amore:

questa luce dorata

che danza sulle foglie

queste nubi pigre

che navigano nel cielo

questa brezza che passando

lascia fresca la mia fronte.

La luce del mattino

ha inondato i miei occhi:

questo è il tuo messaggio

al mio cuore.

Il tuo viso si è chinato su di me

i tuoi occhi guardano nei miei

e il mio cuore ha toccato i tuoi piedi.

— Rabindranath Tagore

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poesia

Solitudine

adoravo la solitudine
ma non era vero

la cercavo solamente
per sfuggire allo stress
per nascondermi dai ritmi frenetici

anche i momenti d’amore
erano poca cosa
bramando la solitudine

un’anima…
mi dicevo…
ha bisogno
di raccogliersi…

ora lo stress è finito
il telefono non squilla più
voi siete lontani

ci sono solo io
e m’accorgo della solitudine
in mezzo al nulla

c’è tanto spazio
mi perdo
in questa stanza

e capisco di non aver mai capito nulla

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Citazioni

La crisi

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.
La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.
È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera se stesso senza essere “Superato”.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni.
La vera crisi, è la crisi delle’incompetenza.
L’inconveniente delle persone e delle Nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita.
Senza la crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.
Senza crisi non c’è merito.
È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lieve brezze.
Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo, invece, lavoriamo duro.
Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

Albert Einstein

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A piedi nudi

Ho guardato con simpatia
il volto sereno di un tipo strambo
sui quarant’anni
con la barba lunga
che guardava in su
cercando il sole
e che passeggiava a piedi nudi
nella mia direzione
attraversando passanti indaffarati

Speravo d’intendermi con lui
un cenno
un sorriso
per dirci poche cose
per passarci un filo di luce
della stessa natura
agghindata diversamente

Ma lui non si è accorto di me
non aveva direzioni
era a suo agio
e basta.

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Sentire, ricordi

Ripenso alle mie notti insonni
irrequieto
sconfitto
da tutti e da tutto
con lo sguardo fisso
e con il gelo nel petto.
Ti raccontavo:
do tanto io…
do sempre io…
ma non so se il mio dare serve
e il senso d’inutilità riempiva ogni cosa…
Stringimi forte ti dicevo.
Che dolcezza quel ricordo…
Ora che sono rientrato in quelle notti
e non ho più nulla da abbracciare
resto imbevuto nello stesso spazio vuoto
più consapevole
e più grigio
difendo il mio equilibrio
provo tenerezza per me
per i miei occhi spenti
per quando nego l’elemosina
non per mancanza di bontà,
ma per non dovermi sbottonare la giacca.
Dalla sofferenza mia
spesso,
sento fondersi una parte di me
che ama senza logica
tutto è miele in pochi attimi
le stelle lontane sono intime amiche
Le realtà tra la realtà
preme
mi asfissia
e tutto diventa ricordo
tra il sentire dell’anima.

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