poesia

Blake: Lo Scolaro

Amo levarmi in un mattino estivo
al canto degli uccelli sopra gli alberi;
lontano il cacciatore canta insieme a me
eh com’è dolce quella compagnia.

Ma in un mattino estivo andar a scuola,
questo tutti i piaceri porta via;
sotto un occhio crudele, che li logora,
i piccoli trascorron tutto il giorno
a sospirare di sconforto e noia.

Io alle volte mi accasciavo sulla seggiola,
ed ore ed ore passano smaniose
senza che riesca a prender gusto dl libro,
né a stare assiso al desco dello studio
rovinato dal lugubre diluvio.

Un uccello, ch’è nato per la gioia,
può mai cantare se lo chiudi in gabbia?
Ed un bambino oppresso che altro può se non chiudere l’ali delicate,
scordando la sua verde primavera?

O babbo e mamma, se i boccioli gelano,
se l’uragano sfoglia e spazza i fiori,
se timori d’affanni e di dolori
spoglia la pianticella d’ogni bene
il medesimo giorno ch’è spuntata,

come potrà l’estate in gioia sorgere,
come potranno i frutti suoi venire?
Non si raccoglie ciò che pena stronca,
né si loda dell’anno l’abbondanza
quando l’inverno inaridendo avanza.

William Blake

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