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La malattia

Una vallata scura,
sterile e senza sbocchi.
Terreno pesante, incolto,
nessuna vera comodità.
Nessuna bellezza vera.
Tutto è finto ma enormemente reale.
Tutto è inconsistente ma soffocante.
Così è la depressione
Si è sempre soli tra quattro mura o nella folla.
Non c’è dialogo, non è possibile
Si è come una preda immobile.
Si è impotenti nel nulla affollato di cose impossibili,
di speranze impossibili.
Si è colpevoli, incapaci,
senza voce tra tante voci.
Non c’è un senso, un luccichio…,
è una specie di morte,
si avverte lo squallore,
si cerca un ritegno, lo si crea.
È un malessere senza un nome che sappia descriverlo bene,
è la malattia di chi lascia il timone alla mente
che si imbriglia in un vortice di pensieri.
E si ragiona, ci si condanna,
ci si assolve, si condanna,
si assolve, si fissa il vuoto,
le proprie scarpe, le proprie apnee,
il proprio pianto,
il proprio nauseante tempo.

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