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Dove sei?

Rocchì, Rocchì, dove sei?

Lo so che non tornerai indietro, lo so che dovrò attendere per saperne di più. Io ti parlo come se nulla fosse accaduto. Sì, quando sto solo e ti penso mi rattristo, mi commuovo, ma niente di che, anzi, un po’ mi piace Rocchì, è come se fossi più in confidenza con la parte migliore di me.

Ti parlerò ancora Rocchì, senza chiederti nulla, senza raccontarti nulla. Sarà un sorriso del cuore, sarà una nuvola che si specchia sull’acqua quieta in alta montagna. Sarà quel che è di un falco che taglia il vento. Non sarà un’illusione. Sarà solo un cuore triste che ride. Hai presente la faccia dei figli piccoli quando piangono e noi papà facciamo gli scemi per farli ridere? Ecco, adesso tu stai lì Rocchì in quella magia che piange e che ride e mentre ti scrivo ho proprio quelle due facce, e così…, Tu, mi stai più vicino.

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Rocco

Mi manchi anima bella

qui il sole continua a sorgere e a tramontare

la natura si svela

tutto scorre e si trasforma

la tua presenza in me

mi da pace e dolore

chissà se stai ammirando anche tu

questo inizio di tramonto o chissà se ne fai parte.

Chissà se sei in questa leggera brezza che mi sfiora la faccia.

io non lo so

e non mi basta

averti qui

nei miei pensieri.

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La malattia

Una vallata scura,
sterile e senza sbocchi.
Terreno pesante, incolto,
nessuna vera comodità.
Nessuna bellezza vera.
Tutto è finto ma enormemente reale.
Tutto è inconsistente ma soffocante.
Così è la depressione
Si è sempre soli tra quattro mura o nella folla.
Non c’è dialogo, non è possibile
Si è come una preda immobile.
Si è impotenti nel nulla affollato di cose impossibili,
di speranze impossibili.
Si è colpevoli, incapaci,
senza voce tra tante voci.
Non c’è un senso, un luccichio…,
è una specie di morte,
si avverte lo squallore,
si cerca un ritegno, lo si crea.
È un malessere senza un nome che sappia descriverlo bene,
è la malattia di chi lascia il timone alla mente
che si imbriglia in un vortice di pensieri.
E si ragiona, ci si condanna,
ci si assolve, si condanna,
si assolve, si fissa il vuoto,
le proprie scarpe, le proprie apnee,
il proprio pianto,
il proprio nauseante tempo.

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I segni

Oggi ho scelto
Non ho subito
Ho scelto
Ho detto di no al grigiore
Ho riacceso il mio fuocherello
Grazie alla Tua parola
Grazie ai tuoi segni
Che mi lasci in posti impensabili
Me li hai lasciati in mano ad un irriducibile ateo
Li ho visti
Li ho riconosciuti.
Bussa ancora alla mia porta
Siedi con me
Starò allerta
Non lasciarmi solo
Da solo, io, mi perdo
Perdona le mie bestemmie
Perdona la mia freddezza
Perdona la mia miseria
Mi sei passato accanto
E mi sono svegliato
Non darmi dolori troppo grandi
Hai visto?
Non li sopporto
Ero certo di essere grande
Di essere forte
E invece…

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messaggio

Sarà peccato pregare?

Chiedere…
cercare di concludere un buon baratto
come se lassù avessero bisogno di qualcosa

Se io…
Ti prego di…
Ascoltami…

Non sono mai io che chiedo
è sempre la mia disperazione che chiede.
Io… se ci fossi… non chiederei nulla
resterei in contatto
in ascolto
sarei attento com un serpente
e docile come una colomba
responsabile di me
non perso
adagiato
inerme
a favore della corrente.
Sono “io” che scrivo
mi aiuterò
questo è il mio mestiere
Tu… guardami.

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