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Una casa abbandonata

Stamattina mi vien da piangere…, è strano, mi vien da piangere perché mi sono svegliato sereno. Come è arrivata la serenità così arriva la tempesta ed io non controllo le due cose; sono in balia di questi due mondi.

Mi sento come una casa abbandonata in mezzo alla natura, con le porte e le finestre aperte. Certi giorni ci entra il sole, in altri arriva la pioggia.

Animali selvaggi balzano dentro le quattro mura all’improvviso e ansimano, si nascondono, tendono agguati e sbranano prede, combattono tra loro; artigli, zanne e versi bestiali si impregnano negli spazi vuoti.

I lupi ci riposano, i conigli ci fanno nascere i loro cuccioli tra le carcasse divorate negli angoli bui. Profumi di fiori e di pioggia estiva rotolano su tutto insieme ai mulinelli di foglie e polvere. 

Fuori non ci sono cartelli per la vendita di questo rudere. C’è solo un testimone che guarda tutte le scene ed un proprietario che non ha la forza di riassettare.

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Viaggi in macchina da bambini

Seduto sul sedile posteriore della macchina di papà. L’andare è dolce, le risate si intervallano alle conversazioni, ai racconti ed ai momenti di astrazione. La radio suona una di quelle canzoni che tu non conosci; canzone che fa brillare gli occhi ai tuoi genitori che si guardano ed iniziano a cantarla, a seguirne la melodia con la testa e tu ti estranei, appoggi la testa al finestrino e pensi alla vita…,

a quel che sarà di te…, pensieri sconfinati che costruiscono l’essenza di ciò che sei e sarai…

Metti insieme il tuo piccolo bagaglio mentale e sali su pensieri giganti, intimi, leggeri.

Pensi che questo accada a tutti, che è normale, poi però, scopri che non è così; scopri che questa tua leggerezza ed immensità non avviene in altri che erano bimbi quando tu eri bimbo…, allora pensi che sei speciali o che sei fragile, che sei migliore degli altri o peggiore degli altri… tutto si complica…

Ragioni, ti ascolti, comprendi che non sei l’artefice dei tuoi pensieri, che la tua matassa interiore non ha più o meno valore di quella che hanno gli altri. Sai solo che tu hai la tua strada e sei solo e meno sai e più vai avanti in direzioni sempre tortuose e oscure come la notte di San Giovanni della croce.

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Uomo

Sono triste, non sento più, davanti a me, tutta la vita.

La mia solitudine è un caos.

Sono un poeta muto, impegnato in inutili sgrovigli di matasse informi, matasse vergini, matasse arrugginite che mi vincono restando inermi.

Sono fuori tempo con il tempo.

Non riesco a governare il malessere di questa nuova persona che è venuta ad abitare in me. Non mi piacciono i suoi pensieri ammuffiti, la sua intolleranza, l’incapacità di creare o fare del bene.

I giorni passano inutilmente, passano implacabili, senza pietà, indifferenti di me.

La sensazione che ho è quella di essere stato dimenticato.

Dimenticato ad una di quelle vecchie festa fatte in casa.

Dimenticato dalla mia volontà, scaricato ad un bivio della vita, nella strada sbagliata.

Anche stasera il cielo non si risparmia, si tinge di rosso, di giallo, di azzurro.

La mia mente resta grigia, stupida, sorda.

Vorrei gridare forte il mio dolore. Taccio, rinuncio. Conosco bene gli orecchi educati alle parole.

Voglio essere uomo e nient’altro.

Sono uomo e nient’altro, ma, non basta.

Un uomo non basta, è intollerabile.

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di più 

Mi sento di essere di più di me stesso

mi sento di essere di più di tutto quello che ho intorno

mi sento di essere di più di tutto quello che riesco a dire con le parole.

Mi conosco sempre meno.

Questo mio sentire è una prigione di solitudine.

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Più amore, più volontà. Crederci!

Gridatemi pure dentro
maledetti bastardi
freddi e umidi
come vecchi cancelli abbandonati.

La TV è accesa
i giornali sul tavolo
e le chiacchiere vuote tutto intorno
a saltellare sulle zampe di avvoltoi sgangherati.
Odio il vostro schifo
l’inutilità dei vostri sforzi
l’insensatezza dei vostri giorni
ed odio anche me
che ho appreso molte cose
restando a metà strada
tra voi ed il forse
con un infimo silenzio
sulla mia pelle.

Resto qui
ad osservare la mia debolezza
le mie vaghe speranze
l’incertezza di raggiungerle
attraversando tutto quello che non sembra mio
attraversando me, il mio nemico
che fino a ora vinceva restando nascosto.

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