poesia

Nuove dimensioni

Parole semplici scritte su fogli di carta

in raccolte eleganti

Sui muri del centro città.
Parole che fermano il tempo

lo dilatano

regalando bellezza

nei cuori dei fratelli.
Lette sotto alle bende dei ciechi

in bella mostra all’interno dei coperchi delle bare dei morti

scritte a penna blu sul seno delle mamme dei lattanti

nei libri rari dei cercatori che cercano nella luce quello che li porterà nella notte oscura.
È tutto vano quel che so

è vano ciò che valgo

è tenero il primo latte; molto amaro lasciare il rifugio.

Un’improvvisa nuova dimensione.
Acqua che lava dall’alto

Fuoco che scalda, asciuga, brucia, trasforma.

Si resta increduli,

chiedi di poter essere in confidenza con l’amore
Si ricomincia con un foglio bianco

un vuoto da riempire

in ascolto, in silenzio, con fede

In luoghi inesplorati al di là della notte.

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Uomo

Sono triste, non sento più, davanti a me, tutta la vita.

La mia solitudine è un caos.

Sono un poeta muto, impegnato in inutili sgrovigli di matasse informi, matasse vergini, matasse arrugginite che mi vincono restando inermi.

Sono fuori tempo con il tempo.

Non riesco a governare il malessere di questa nuova persona che è venuta ad abitare in me. Non mi piacciono i suoi pensieri ammuffiti, la sua intolleranza, l’incapacità di creare o fare del bene.

I giorni passano inutilmente, passano implacabili, senza pietà, indifferenti di me.

La sensazione che ho è quella di essere stato dimenticato.

Dimenticato ad una di quelle vecchie festa fatte in casa.

Dimenticato dalla mia volontà, scaricato ad un bivio della vita, nella strada sbagliata.

Anche stasera il cielo non si risparmia, si tinge di rosso, di giallo, di azzurro.

La mia mente resta grigia, stupida, sorda.

Vorrei gridare forte il mio dolore. Taccio, rinuncio. Conosco bene gli orecchi educati alle parole.

Voglio essere uomo e nient’altro.

Sono uomo e nient’altro, ma, non basta.

Un uomo non basta, è intollerabile.

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di più 

Mi sento di essere di più di me stesso

mi sento di essere di più di tutto quello che ho intorno

mi sento di essere di più di tutto quello che riesco a dire con le parole.

Mi conosco sempre meno.

Questo mio sentire è una prigione di solitudine.

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Più amore, più volontà. Crederci!

Gridatemi pure dentro
maledetti bastardi
freddi e umidi
come vecchi cancelli abbandonati.

La TV è accesa
i giornali sul tavolo
e le chiacchiere vuote tutto intorno
a saltellare sulle zampe di avvoltoi sgangherati.
Odio il vostro schifo
l’inutilità dei vostri sforzi
l’insensatezza dei vostri giorni
ed odio anche me
che ho appreso molte cose
restando a metà strada
tra voi ed il forse
con un infimo silenzio
sulla mia pelle.

Resto qui
ad osservare la mia debolezza
le mie vaghe speranze
l’incertezza di raggiungerle
attraversando tutto quello che non sembra mio
attraversando me, il mio nemico
che fino a ora vinceva restando nascosto.

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Bellezza e bruttezza

“Dopo la creazione del mondo, Dio vi inviava ogni giorno cose nuove. Un giorno vi mandò Bellezza e Bruttezza.Dal paradiso alla Terra è un lungo viaggio, e quando esse arrivarono era l’alba: il sole stava per sorgere. Atterrarono vicino a un lago e decisero di fare un bagno, perchè il loro corpo e i loro vestiti erano interamente coperti di polvere.

Poichè non conoscevano le vie del mondo – erano appena arrivate – si spogliarono e si gettarono completamente nude nell’acqua fredda del lago. Quando il sole già illuminava l’orizzonte, iniziarono ad arrivare delle persone. A Bruttezza venne in mente un inganno: non appena Bellezza si allontanò a nuoto, Bruttezza tornò sulla spiaggia, si mise gli abiti di Bellezza tornò sulla spiaggia, si mise gli abiti di Bellezza e fuggì. Quando Bellezza si accorse che la gente stava arrivando e che lei era nuda, si guardò intorno… ma i suoi vestiti erano spariti! Bruttezza se n’era andata e Bellezza era nuda sotto il sole mentre la gente si avvicinava. Non sapendo cosa fare, si mise le vesti di Bruttezza e andò alla ricerca di quest’ultima per scambiarle.

La storia racconta che la sta ancora cercando… ma Bruttezza è astuta e continua a eluderla. E ancora vestita, mascherata da Bellezza, mentre quest’ultima va in giro con i vestiti di Bruttezza.”

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È così…

Vorrei stare a casa e non lavorare più
lavorare per soldi mi aliena
l’ho sempre fatto per amore e passione
adesso è solo stress
non mi sento a mio agio
vorrei fare il lettore di libri magnetici,
vorrei essere scrittore,
oppure gattaro,
vorrei fare:
l’ammiratore di albe e tramonti
l’accarezzatore dei tuoi capelli
l’assaggiatore di vini
il viaggiatore
il sognatore
l’ascoltatore di storie nelle case di buoni amici
l’oste che serve il vino alla tavola di gente che si ama e ride fino alle lacrime.

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L’uomo semplice pensa e si esprime affidandosi a quel che ascolta, a quello che la gente dice.
Il dotto si affida al groviglio di pagine che ha in testa creando architetture complesse di pensieri e parole.
L’intelligente osserva e fornisce risposte originali, utili.

Il poeta non sa nulla, non conserva nulla, vibra con le pagine e le parole e trasmette visioni, stati d’animo, compone capolavori con gli occhi chiusi.

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