poesia

Giorni

Che vita di merda

fottuto mondo

fottuto me

con la mia maschera gentile

più presentabile di me.

Affondo nel cuscino

nel mio letto sfatto

come un ventre sguaiato

che mi accoglie.

Mi aggrappo alla malinconia

al mio bicchiere pieno di rosso scuro.

Sogno un bel culo

due fianchi stretti

un viso dolce e lascivo

gambe spalancate

da accarezzare distrattamente

qui, accanto a me.

Un gatto annoiato sul tappeto

una TV accesa

e tanta voglia

-che non ho-

per perdermi ancora

dimenticarmi di me

smettere di resistere

scrivendo ancora

per spiegarmi questi giorni

lunghi come anni

lunghi come un’adolescenza senza gioia

intensi di nulla

vuoti e pesanti

bugiardi.

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poesia

O’ Vient’

Stu’ vient’ vo’ pazzia’ cu me

ma io non tengo genio

sto avvermecato e pensieri

me strunzeo ca’ tristezza

ma chill’ ‘nsiste

me sposta e capill’

m’aiza a cammisa

me pare ca me vo’ sfottere

o forse, non se ne fotte niente e me

è vient’ e adda sbarià

è vient’ e non può aspettà

e tira vient’, tira!

‘ncoppa a sta faccia mia

tira e famme scurdà

puortate tutti e pensieri

e vai a sperderli

pe’ d’int’ e vic’

ca io, mi metto e mani d’int’ e sacc’

e sbareo cu te

tanto non serve a niente sta pucundria

me strunzeo sol’io

ja’ vien’ ja’

famme vede che sai fa

io non voglio cchiu’ niente

e niente cchiu’ posso vole’

e che rummore ca’ fai…

vient’, non me porta’ niente

vient’, tu si nient’ ma io te sento

e m’arrecreo cu stu nient’…

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messaggio

La malattia

Una vallata scura,
sterile e senza sbocchi.
Terreno pesante, incolto,
nessuna vera comodità.
Nessuna bellezza vera.
Tutto è finto ma enormemente reale.
Tutto è inconsistente ma soffocante.
Così è la depressione
Si è sempre soli tra quattro mura o nella folla.
Non c’è dialogo, non è possibile
Si è come una preda immobile.
Si è impotenti nel nulla affollato di cose impossibili,
di speranze impossibili.
Si è colpevoli, incapaci,
senza voce tra tante voci.
Non c’è un senso, un luccichio…,
è una specie di morte,
si avverte lo squallore,
si cerca un ritegno, lo si crea.
È un malessere senza un nome che sappia descriverlo bene,
è la malattia di chi lascia il timone alla mente
che si imbriglia in un vortice di pensieri.
E si ragiona, ci si condanna,
ci si assolve, si condanna,
si assolve, si fissa il vuoto,
le proprie scarpe, le proprie apnee,
il proprio pianto,
il proprio nauseante tempo.

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poesia

Il mio giardino

Ho letto nei miei libri
che per troppa sofferenza
la mente e la ragione
si trasformano in altro
per sfuggire al dolore.
Io attendo il cambiamento,
per ora mi sembra lieve, lento.
Mi aspettavo un evento repentino,
invece…, solo piccole mosse,
come una mancata manutenzione al mio giardino.
Ecco che spuntano dei rami dalle aiuole, poi,
erbacce e rovi che soffocano i fiori, li nascondono…
e se non intervieni con forza,
tutto, proprio tutto,
diventa un rovo informe che soffocherà tutti i colori.
E da fuori si vedrà solo incuria e bruttura
lì dove c’era un giardino,
dove c’erano i colori che attiravano pettirossi e farfalle.
Chi vedrà ancora un giardino al posto delle spine?
Chi si ricorderà di me se anch’io voglio dimenticarmi di me?
Resterò con i rovi e i topi e i serpenti
che verrano a ripararsi…
tratterrò i rifiuti dei passanti
in attesa del tempo o di un rogo.

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poesia

Tilt

Stanca, delusa, sospesa.

Fuori la natura fa il suo corso,
percorre la sua strada senza curarsi di me.
Colori, profumi, cinguettii, tepori e brezze esistono ma non per me.

Sono sfiancata dall’assenza di spiragli, ombre opprimenti mi isolano.

Questo gioco è troppo grande e assassino.

Il creato implacabile, mutevole, si svolge su sentieri diversi dai miei.

Il mio nulla colmo di muri e cappe asfissianti tocca e fa male anche alla mia piccola che si nasconde dietro al suo innocente sorriso restando sola e ferma su fragili listelli scricchiolanti.

Il cane ed il gatto si rincorrono per sfuggire all’oppressione palpabile a creature tanto sensibili.

So cosa fare anche in mezzo a mille pensieri ma non ho la forza per farlo.

Resto ferma anche io sconfitta e senza ripromettermi nulla, senza riscatto, in quella che sta diventando la mia natura che non riconosco.

Il mio affetto piu caro osserva muto e scrive per me di un amore sospeso in un altro più grande.

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