poesia

Nuove dimensioni

Parole semplici scritte su fogli di carta

in raccolte eleganti

Sui muri del centro città.
Parole che fermano il tempo

lo dilatano

regalando bellezza

nei cuori dei fratelli.
Lette sotto alle bende dei ciechi

in bella mostra all’interno dei coperchi delle bare dei morti

scritte a penna blu sul seno delle mamme dei lattanti

nei libri rari dei cercatori che cercano nella luce quello che li porterà nella notte oscura.
È tutto vano quel che so

è vano ciò che valgo

è tenero il primo latte; molto amaro lasciare il rifugio.

Un’improvvisa nuova dimensione.
Acqua che lava dall’alto

Fuoco che scalda, asciuga, brucia, trasforma.

Si resta increduli,

chiedi di poter essere in confidenza con l’amore
Si ricomincia con un foglio bianco

un vuoto da riempire

in ascolto, in silenzio, con fede

In luoghi inesplorati al di là della notte.

Annunci
Standard
Uncategorized

Senza Dio

Cammino, cammino e sto sempre piegato contro a sto cazzo e viento, annascunnenn’ a Dio ‘mpiett’.

Con Dio attuorn’ a me,

tutto o juorn’ e tutti e juorn’.

Ca’ croce ‘ngopp’ e spalle e sta certezza certa ca me ha rotto o’ cazzo.

Abbandunass’ tutte e ccose

lasciass’ pure a croce ‘nterra

e ma facess’ a piedi senza Dio.

Pe’ me senti’ libero e schifato

incazzato, chino e collera

me jes’ a vede’ e stelle bianche e chelle nere.

Me voglio senti’ solo e forte

voglio tene’ a forza e a pazienza

me voglio senti’ vuoto e senza colpa

e nun prova’ ammore per niente

e ama’ tutto cos’

solo per me

senza da’ conto a nisciuno

me voglio piglia’ o corpo e tutte e femmene ca me danno o’ permesso

e me voglio piglià tutte e bestemmie ‘nguoll

voglio sta sciolto comm’ n’animale

e fa e conti cu’ mme’

pe’ schiarà st’anema scema

ca’ vive sta vita a luntano

rint’ e vocche e rint’ all’ucchie da gente.

A voglio guardà ‘nfaccia sta vita sfaccimma

co’ fuoco rint’ all’uocchie

padrone e me

senza aspetta’ a nisciuno

con la volontà e cagnà tutti i valori

guardandoli in faccia uno ad uno

tutti e juorn’

Voglio solo capì e non voglio cchiù credere.

Standard
Filosofia, India, Oltre, poesia, Uncategorized

Ci vediamo lì!

Caro Rocco,

Tu, ci sei. Da qualche parte, in una forma nuova, ma, ci sei. Ne sono certo. Ci sei come c’è l’amore; che pure se non si vede e non si tocca, c’è! L’amore c’è e nessuno può negarlo.

L’acqua, lo sai anche tu, non sa morire. Si trasforma in vento, in specchio e nuvola. L’acqua scava, scolpisce, disseta e si abbandona nuovamente al sole facendosi invisibile e se ristagna sembra che s’imbruttisca ma, in realtà non è mai ferma e piano piano scappa e si rinnova.

La realtà non è quella che i nostri occhi vedono o che le nostre mani stringono.

Sarai rinato? Sarai in estasi godendo di nuove incredibili conoscenze? Sarai luce? Vento? Sarai un delicato profumo che allieta i fiori? 

Ti ho sognato un paio di volte. La prima volta mi parlavi ma non capivo cosa stessi dicendo… non capivo perché ero così emozionato di averti visto che dal sonno profondo passai immediatamente ad un agitato dormiveglia… La seconda volta eri seduto accanto a me. Io ti stringevo le mani. Tu apprezzavi il mio gesto ma, eri triste, scocciato…
Saranno solo scherzi che mi fa la mia mente… penso che sia così, non do molta importanza ai miei sogni. Neanche i miei pensieri che si traducono in parole mi danno soddisfazione… quello che invece mi da gioia è nascosto nel mio cuore.

Una luce tra il caos primordiale. Una viva speranza mentre la nostra esistenza si rotola dal centro verso una x. Lì, in quel luogo c’è un legame forte con te. Sento nel cuore un mistero che non ha parole e immagini a cui affidarsi. È una sapienza nascosta che non ha inizio e non ha fine. Io, resto in ascolto di questo mistero creativo -te lo dicevo anche quando ci incontravamo- e tu annuivi come se fosse anche una tua esperienza…

Ecco, allora ci incontriamo lì? Dove non ci sono io e non ci sei nemmeno tu… Ma, c’è spazio per Uno e per Tutto.

Oh, se arrivi prima tu, aspettami! Abbi pazienza, io, da qui, ho troppe distrazioni e preoccupazioni per arrivare fin lì.

Ciao Rò!

Standard
poesia

Aprite gli occhi

Su questa terrazza cilentana
oltre i verdi degli ulivi
grandi nubi scure
vengono illuminate a occidente
dagli ultimi raggi di questa giornata
si colorano di bianchi candidi
e gialli caldi
che penetrano di tanto in tanto
nel cuore scuro
di questa natura estiva
il vento modella il cielo
mi sfiora il petto
mentre guardo lontano
angosciato dal tedio
di questa vita desolata
nauseato dai modi del mondo
a cui non posso sottrarmi
da cui non ho scampo
a me basta l’amore
mi basta la conoscenza
la scoperta
la parola di Dio
i miei sensi.
Lasciatemi stare
lasciate stare
aprite gli occhi
o chiudete i miei
rallentate.
Non ne posso più.

Standard
poesia

Non c’è!

Dio non c’è!
E se c’è non è per me, con me.
È un’altra bella fantasia
per sfuggire alla morte, per darsi una ragione.
Ci sono gli uomini buoni
quelli sì, ci sono.
Come ci sono le belle parole,
gli stati d’animo; l’invidia, l’odio e la rabbia.
C’è la malattia, l’inverno, il freddo…
Sì, queste cose ci sono.
Conosco, vedo, tocco e sento tutte queste cose ma,
Dio, no, non c’è…
Né in Chiesa e nemmeno nei libri…
Sono solo parole affascinanti
Perché c’è il fascino
Perché c’è la vita che chiede risposte
e ognuno indossa le proprie.
Io, non ho più nulla da mettermi addosso. Sono quel che sono,
un pezzo di carne
con una psicologia di base ereditata
e in parte costruita per volontà e per caso
che si trova di fronte alla realtà senza sconti,
senza veli.
Solo, vedo che non c’è nulla. Lo vedo chiaramente.
Se avessi avuto un’altra vita,
avrei visto altro… Forse…
Ma, sono stanco di cercare
di sperimentare
di reinventarmi… Ho perso.

Nessuno saprà mai cosa c’è tra me e Dio.

Standard
Uncategorized

La Chiesa lontana

Vorrei una Chiesa, in un luogo lontano, nascosto. Per poterla trovare si dovrebbero prima studiare tutte le religioni del mondo, tutti i testi sacri e tutta la filosofia dell’uomo. Si dovrebbero leggere tutte le poesie, conoscere la scienza, la medicina, la matematica, la tecnica, divorando ogni sapere soltanto per poter conoscere come raggiungere quel piccolo tempio nascosto, in quel luogo sconosciuto.
Per raggiungerlo si dovrebbero conoscere la musica ed essersi esercitati ad annusare ogni profumo ad occhi chiusi, riuscendo a riconoscere ogni essenza, ogni sfumatura, e dopo aver fatto tutto questo si dovrebbe imparare ad andar per mare, camminare e dormire nei deserti, nei boschi ed in alta quota. Si dovrebbe imparare ad amare. Alla fine di questo percorso si potrebbe raggiungere quel luogo segreto, dove poter entrare nell’unica Chiesa, che immagino semplice, fatta di legno d’acero, lana di agnello, cotone candido, seta, foglie e fiori e con una scritta all’ingresso: La casa di Dio.
Entrando, immagino una fitta penombra ed una stretta fessura che per infilarsi dentro bisognerebbe faticare come lo abbiamo fatto quando siamo venuti al mondo. Una volta dentro ci sarà solo il buio, l’erba fresca e la nuda terra sotto i piedi nudi. Saremo soli e sentiremo profumi, in un luogo senza dimensioni su cui contare ed un solo punto luminoso, posto in alto, lontano, inavvicinabile come i riflessi del sole sul mare, come l’orizzonte sulla terra. Lì, in quel luogo, non ci saranno istruzioni, solo buio e tempo e la possibilità di attraversare nuovamente l’ingresso stretto per tornare fuori. Uscendo, immagino la frustrazione, la delusione e la voglia di riprovarci ancora. Un giorno, con l’anima in pace qualcuno troverà un passaggio. Superato quel passaggio ci sarà un ambiente fatto di luce accecante, senza riferimenti, un nulla superiore al precedente, dove ti potrai spostare camminando per ore, per giorni, per anni senza mai approdare a niente, in cui sarà facile impazzire o mollare tutto uscendo di lì svuotati, disillusi, nichilisti estremi Qualcuno deciderà di fermarsi in quella luce desiderando di morire.
Qualcuno, vedrà se stesso in quella luce e tutto sarà compiuto.

Standard