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Una casa abbandonata

Stamattina mi vien da piangere…, è strano, mi vien da piangere perché mi sono svegliato sereno. Come è arrivata la serenità così arriva la tempesta ed io non controllo le due cose; sono in balia di questi due mondi.

Mi sento come una casa abbandonata in mezzo alla natura, con le porte e le finestre aperte. Certi giorni ci entra il sole, in altri arriva la pioggia.

Animali selvaggi balzano dentro le quattro mura all’improvviso e ansimano, si nascondono, tendono agguati e sbranano prede, combattono tra loro; artigli, zanne e versi bestiali si impregnano negli spazi vuoti.

I lupi ci riposano, i conigli ci fanno nascere i loro cuccioli tra le carcasse divorate negli angoli bui. Profumi di fiori e di pioggia estiva rotolano su tutto insieme ai mulinelli di foglie e polvere. 

Fuori non ci sono cartelli per la vendita di questo rudere. C’è solo un testimone che guarda tutte le scene ed un proprietario che non ha la forza di riassettare.

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poesia

Pioggia

Sono stanco

esco

vago senza meta

sotto a questa pioggia leggera

scalzo e nudo

mi libero la mente

respiro aria profumata

di estate bagnata

guardo su

in mezzo alla via

in mezzo alla notte

sento gli occhi addosso

dalle finestre di chi non dorme

penseranno che sono pazzo

penseranno che sono come loro

mi irrideranno, mi invidieranno.

Rientro nel mio rifugio

più leggero

l’acqua si è portata via un mondo

che m’imbrigliava

domani sarà un altro giorno

per una nuova maschera.

Io sono stato

ero e sarò in quella pioggia.

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Viaggi in macchina da bambini

Seduto sul sedile posteriore della macchina di papà. L’andare è dolce, le risate si intervallano alle conversazioni, ai racconti ed ai momenti di astrazione. La radio suona una di quelle canzoni che tu non conosci; canzone che fa brillare gli occhi ai tuoi genitori che si guardano ed iniziano a cantarla, a seguirne la melodia con la testa e tu ti estranei, appoggi la testa al finestrino e pensi alla vita…,

a quel che sarà di te…, pensieri sconfinati che costruiscono l’essenza di ciò che sei e sarai…

Metti insieme il tuo piccolo bagaglio mentale e sali su pensieri giganti, intimi, leggeri.

Pensi che questo accada a tutti, che è normale, poi però, scopri che non è così; scopri che questa tua leggerezza ed immensità non avviene in altri che erano bimbi quando tu eri bimbo…, allora pensi che sei speciali o che sei fragile, che sei migliore degli altri o peggiore degli altri… tutto si complica…

Ragioni, ti ascolti, comprendi che non sei l’artefice dei tuoi pensieri, che la tua matassa interiore non ha più o meno valore di quella che hanno gli altri. Sai solo che tu hai la tua strada e sei solo e meno sai e più vai avanti in direzioni sempre tortuose e oscure come la notte di San Giovanni della croce.

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Il Marciapiede

Sono uno dei tanti
che attraversa questo marciapiede

con i miei pensieri nella testa
piena fino ai buchi delle orecchie
io passo veloce
come tutti
per tutto il giorno.
È notte
sono ritornato qui
su questo marciapiede elegante
-quello delle vetrine chic-
lo trovo familiare
mi aiuta a sgomberare la testa
come la pietra nera
nel giardino zen con la sabbia disegnata.
Passo spesso di qui
e vedo decine e decine di persone
e nessun essere umano
ma stanotte è diverso
in questa notte partenopea.
Avete mai passeggiato
per il centro di Napoli con la luna piena?
con l’aria di mare che entra nelle strade
e ti spinge per passare?
con le temperature di giugno a ottobre.
È bello
a me piace
-chissà da dove viene sto vento e dove va-
in cielo le nuvole corrono veloci
ci sono quelle illuminate dal basso
e quelle illuminate dall’alto.
Io cammino
mi infilo nei miei vicoli
le ragazze si tengono con attenzione i capelli
agitati dal vento
devono restare in ordine i capelli
sennò… diventano brutte
-si sentono brutte-
e ridono e guardano
negli occhi
i loro innamorati.
Io proseguo
mi godo tutto
come se tutto accadesse a me
come se tutto
fosse me
qui
su questo marciapede.
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