poesia

Giorni

Che vita di merda

fottuto mondo

fottuto me

con la mia maschera gentile

più presentabile di me.

Affondo nel cuscino

nel mio letto sfatto

come un ventre sguaiato

che mi accoglie.

Mi aggrappo alla malinconia

al mio bicchiere pieno di rosso scuro.

Sogno un bel culo

due fianchi stretti

un viso dolce e lascivo

gambe spalancate

da accarezzare distrattamente

qui, accanto a me.

Un gatto annoiato sul tappeto

una TV accesa

e tanta voglia

-che non ho-

per perdermi ancora

dimenticarmi di me

smettere di resistere

scrivendo ancora

per spiegarmi questi giorni

lunghi come anni

lunghi come un’adolescenza senza gioia

intensi di nulla

vuoti e pesanti

bugiardi.

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poesia

Nuove dimensioni

Parole semplici scritte su fogli di carta

in raccolte eleganti

Sui muri del centro città.
Parole che fermano il tempo

lo dilatano

regalando bellezza

nei cuori dei fratelli.
Lette sotto alle bende dei ciechi

in bella mostra all’interno dei coperchi delle bare dei morti

scritte a penna blu sul seno delle mamme dei lattanti

nei libri rari dei cercatori che cercano nella luce quello che li porterà nella notte oscura.
È tutto vano quel che so

è vano ciò che valgo

è tenero il primo latte; molto amaro lasciare il rifugio.

Un’improvvisa nuova dimensione.
Acqua che lava dall’alto

Fuoco che scalda, asciuga, brucia, trasforma.

Si resta increduli,

chiedi di poter essere in confidenza con l’amore
Si ricomincia con un foglio bianco

un vuoto da riempire

in ascolto, in silenzio, con fede

In luoghi inesplorati al di là della notte.

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Uomo

Sono triste, non sento più, davanti a me, tutta la vita.

La mia solitudine è un caos.

Sono un poeta muto, impegnato in inutili sgrovigli di matasse informi, matasse vergini, matasse arrugginite che mi vincono restando inermi.

Sono fuori tempo con il tempo.

Non riesco a governare il malessere di questa nuova persona che è venuta ad abitare in me. Non mi piacciono i suoi pensieri ammuffiti, la sua intolleranza, l’incapacità di creare o fare del bene.

I giorni passano inutilmente, passano implacabili, senza pietà, indifferenti di me.

La sensazione che ho è quella di essere stato dimenticato.

Dimenticato ad una di quelle vecchie festa fatte in casa.

Dimenticato dalla mia volontà, scaricato ad un bivio della vita, nella strada sbagliata.

Anche stasera il cielo non si risparmia, si tinge di rosso, di giallo, di azzurro.

La mia mente resta grigia, stupida, sorda.

Vorrei gridare forte il mio dolore. Taccio, rinuncio. Conosco bene gli orecchi educati alle parole.

Voglio essere uomo e nient’altro.

Sono uomo e nient’altro, ma, non basta.

Un uomo non basta, è intollerabile.

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poesia

La nostra estate

In una calda sera d’estate
il cielo si pose amorevole
su due giovani
che l’inverno precedente
eran stati bambini.

Si trovarono stretti
senza sapere come
l’uno nelle braccia dell’altro
confusi dal primo bacio ardente
che li unirà in eterno.

Questo ci è capitato amore mio.
Se non ci avessi pensato,
se non fossi inciampato nella poesia,
quel dolce ricordo
sarebbe rimasto vivo per noi
e mai nato per il mondo.

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poesia, politica

Metà strada

Gridatemi pure dentro

maledetti bastardi

freddi e umidi

come vecchi cancelli abbandonati.

La TV è accesa

i giornali sul tavolo

e le chiacchiere vuote tutto intorno

a saltellare sulle zampe di avvoltoi sgangherati.

Odio il vostro schifo

l’inutilità dei vostri sforzi

l’insensatezza dei vostri giorni

ed odio anche me

che ho appreso molte cose

restando a metà strada

tra voi ed il forse

con un infimo silenzio

sulla mia pelle

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poesia

O’ Vient’

Stu’ vient’ vo’ pazzia’ cu me

ma io non tengo genio

sto avvermecato e pensieri

me strunzeo ca’ tristezza

ma chill’ ‘nsiste

me sposta e capill’

m’aiza a cammisa

me pare ca me vo’ sfottere

o forse, non se ne fotte niente e me

è vient’ e adda sbarià

è vient’ e non può aspettà

e tira vient’, tira!

‘ncoppa a sta faccia mia

tira e famme scurdà

puortate tutti e pensieri

e vai a sperderli

pe’ d’int’ e vic’

ca io, mi metto e mani d’int’ e sacc’

e sbareo cu te

tanto non serve a niente sta pucundria

me strunzeo sol’io

ja’ vien’ ja’

famme vede che sai fa

io non voglio cchiu’ niente

e niente cchiu’ posso vole’

e che rummore ca’ fai…

vient’, non me porta’ niente

vient’, tu si nient’ ma io te sento

e m’arrecreo cu stu nient’…

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